Chi scrive non muore mai..
Ci piace cominciare questa pagina proprio con questa frase, tratto da racconto scritto da Claudia Turchiarulo per la rivista “confidenze” con Giovanni il 21 giugno 2018 .
Giovanni era un ragazzo che fino a 22 anni ha vissuto come tutti i ragazzi della sua età;
“non avevo grandi sogni a quell’età non si pensa ancora al futuro giocare a calcio, però, mi piaceva tantissimo e stando ai giudizi dei critici, ero anche parecchio bravo, anzi, in “gamba”, e capirete perche“…
Si, amava il calcio come tutti i ragazzini della sua età, cosi tanto da giocare nella squadra di calcio a 5 della sua città, Fasano in c2, con grandi soddisfazioni.
Qualcosa però iniziava ad andare storto…
“Al termine di ogni partita, la mia gamba sinistra si gonfiava, oppure mi provocava dolori molto fastidiosi.”
Dopo un paio di mesi, Giovanni decide di rivolgersi ad uno specialista, il quale gli consiglia di non affaticarsi molto e che il tutto sarebbe passato dopo un paio di settimane.
Il dolore per Giovanni invece diventava sempre più pungente, tanto che anche l’allenatore consigliò ulteriori controlli medici. E di qui si scoprì la verità… tumore maligno in stato avanzato.
“Fu un colpo al cuore. Cosa può saperne un ragazzo cosi giovane del cancro?
In fondo, come si dice, succede sempre agli altri, e invece no, stavolta quel mostro aveva scelto proprio me, senza neppure consultarmi.
Mi spiegarono che dinanzi a me si aprivano due strade, avrei potuto effettuare diversi cicli di chemioterapia, sperando che il tumore rientrasse, sebbene ormai fosse fin troppo esteso, oppure permettere l’amputazione dell’arto, in modo da eliminare il problema.
In quel preciso istante capii che il coraggio sarebbe stato il mio unico compagno di vita di li all’eternità”.
In fondo, come si dice, succede sempre agli altri, e invece no, stavolta quel mostro aveva scelto proprio me, senza neppure consultarmi.
Mi spiegarono che dinanzi a me si aprivano due strade, avrei potuto effettuare diversi cicli di chemioterapia, sperando che il tumore rientrasse, sebbene ormai fosse fin troppo esteso, oppure permettere l’amputazione dell’arto, in modo da eliminare il problema.
In quel preciso istante capii che il coraggio sarebbe stato il mio unico compagno di vita di li all’eternità”.
Avevo poco più di vent’anni, ma dovevo diventare un uomo, e decidere, con profonda responsabilità, quello che sarebbe stato il mio futuro.
“Diamoci un taglio, dissi, sorridendo. Dovevo far credere ai miei cari di non aver paura, ma Dio solo sa quanto ho diluviato dentro, non stavo decidendo di gettare nella spazzatura il mio maglioncino verde preferito, né di cambiare lavoro o fidanzata, stavo letteralmente buttando via una parte del mio corpo, ma non avevo scelta.”
Così in un’arida mattinata di marzo Giovanni viene sottoposto all’intervento, non sapendo che non sarebbe stato l’ultimo.
“Iniziai a pormi nuovi obiettivi, per non perdere mai la forza di lottare”.
Giovanni voleva tornare a calpestare i campi da gioco, anche sapendo che il percorso sarebbe stato lungo e insidioso, e voleva impegnarsi nel non far mancare nulla alla sua amata Luana, riuscendo persino a ballare con le stampelle in spiaggia pur di renderla felice.
Ad agosto, Giovanni diede il benvenuto alla protesi “sua nuova compagna di vita”.
“Mi sentivo felice come un bambino che riceve il regalo tanto desiderato, sebbene all’inizio non fosse facile imparare ad utilizzarla, ma non potevo temere una gamba di plastica proprio io che avevo rinunciato alla mia in carne ed ossa”.
Quando tutto sembrava andare per il verso giusto però, durante i controlli di routine, ecco la notizia che tutti temevano, il mostro era tornato stavolta aveva intaccato il cranio, i due femori e la clavicola sinistra.
“Sarò mica stato troppo spavaldo nel sottovalutarlo? magari, non ha gradito il mio atteggiamento di sfida, e ha deciso di rincarare la dose”, mi dicevo.
“Ma ormai lottare era l’unica cosa che sapevo fare e di certo non potevo arrendermi”.
Giovanni fu sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico dove gli fu asportato parte del cranio e fu sostituito con una placca in titanio.
“Sto diventando bionico!”, scherzavo.
“Sto diventando bionico!”, scherzavo.
Cominciò con la chemioterapia.
Prima di conoscere il nuovo stato clinico, Giovanni aveva prenotato un viaggio con la sua amata Luana a Parigi per Natale e, nonostante il primo ciclo di chemio si concluse proprio una settimana prima della partenza, non annullò la vacanza.
“Stavo bene, ero forte, e dovevo dimostrarlo a Luana e a tutti. Partii per il viaggio più bello della mia vita, avevo lasciato il cancro in Italia, non volevo sentirne parlare.
Ci godemmo la nostra luna di miele, in una delle città più romantiche del mondo, con la speranza nel cuore che non sarebbe stata l’ultima. Di viaggi me ne aspettavano tantissimi ma per fini decisamente meno goliardici.”
Ci godemmo la nostra luna di miele, in una delle città più romantiche del mondo, con la speranza nel cuore che non sarebbe stata l’ultima. Di viaggi me ne aspettavano tantissimi ma per fini decisamente meno goliardici.”
“I costi per i miei controlli iniziarono però a farsi troppo onerosi per la mia famiglia, ma sapevamo di non poterci rinunciare.”
Così insieme al suo amico Luigi ideò una campagna di solidarietà per far fronte alle spese.
Su delle semplici t-shirt bianche, fecero stampare l’elmo di un guerriero sorridente, insieme alla sua firma e al numero 7, che era quello che lo identificava in campo.
Su delle semplici t-shirt bianche, fecero stampare l’elmo di un guerriero sorridente, insieme alla sua firma e al numero 7, che era quello che lo identificava in campo.
L’iniziativa prese piede, non solo nel suo paese, ma in tutta Italia ci furono personaggi famosi e non che cominciarono ad acquistarla, inviando foto dimostrativa.
“Fu emozionante vedere che i miei idoli di ragazzino si interessavano alla mia storia e si spendevano per aiutarmi, una nuova speranza mi si apri in petto”.
“Capii che, da allora, la mia missione sarebbe stata infondere coraggio in tutti coloro che stavano attraversando il mio stesso calvario, diffondendo messaggi di speranza”.
Grazie anche ai social network Giovanni diventò una sorta di esempio per la comunità, la gente lo chiamava “il guerriero sorridente”, veniva circondato di stima e affetto e questo è stato per lui un punto di forza.
Grazie anche ai social network Giovanni diventò una sorta di esempio per la comunità, la gente lo chiamava “il guerriero sorridente”, veniva circondato di stima e affetto e questo è stato per lui un punto di forza.
Qualche tempo dopo la voglia di tornare a calpestare un terreno di gioco prese il sopravvento e così Giovanni partecipò ad uno stage con la nazionale italiana amputati.
“Fu un’esperienza meravigliosa, ma decisi di troncarla li, poiché, per regolamento, avrei dovuto togliere la mia ormai inseparabile protesi e giocare con le stampelle, ma io non potevo rinunciare alla mia gamba un’altra volta”.
“Oggi sono un ragazzo che non ha mai smesso di sognare, malgrado tutto, e che ancora conserva progetti ambiziosi da realizzare, con una buona dose di fortuna ma, soprattutto, di coraggio”.
“Nulla è impossibile, se ci si crede davvero e ci si impegna con tutte le proprie forze. La resa è solo per i perdenti, l’importante è, come dico sempre, sorridere, per iniziare col piede giusto”.
“Nulla è impossibile, se ci si crede davvero e ci si impegna con tutte le proprie forze. La resa è solo per i perdenti, l’importante è, come dico sempre, sorridere, per iniziare col piede giusto”.
“Non so cosa sarà della mia vita fra un anno, cinque o dieci, ma so che continuerò a viverla sfruttando al massimo ogni singolo istante concessomi, senza lasciar spazio alla noia”.
Purtroppo quel mostro lo ha condotto a 6 interventi in totale, oltre a cicli interminabili di chemio e radio terapia.. sfinito, oramai costretto a letto, Gio annuncia sui social la sua ultima battaglia finale.. saluta tutti e sceglie la sedazione.
Giovanni non ha pensato solo alla sua famiglia, si è dedicato anche ad ognuno di noi trasmettendoci voglia di vivere, speranze determinazione e perseveranza nell’inseguire i propri sogni e insegnandoci quanto di straordinario si nasconde dietro i gesti più semplici.
“Basta solo aprire gli occhi e vedere più avanti delle nostre paure, per accorgersi quanto di bello la vita ci dà”.
Giovanni ha lasciato un segno profondo in ognuno di noi con il suo sorriso, le sue parole, le sue idee, i suoi progetti, la sua determinazione.
Ci ha lasciato tanto da fare e a cui pensare. La sua storia, la sua opera di beneficenza la sua volontà nel creare tanto per gli altri, sono la nostra fonte principale anche per la creazione di questa associazione.
Ci ha lasciato tanto da fare e a cui pensare. La sua storia, la sua opera di beneficenza la sua volontà nel creare tanto per gli altri, sono la nostra fonte principale anche per la creazione di questa associazione.